8 luglio, la Giornata del Mediterraneo

 

mediterraneo inquinatoI Romani lo chiamavano Il “Mare nostrum” ed è una delle aree geografiche che vanta il maggior numero di specie viventi in tutto il pianeta.  Eppure il Mediterraneo è malato: a colpirlo sono  l’inquinamento, lo sfruttamento ittico e il cambiamento climatico.

Ed è anche colpa nostra perché il Mediterraneo ha anche un altro record: quello di essere una delle sei  aree al mondo più invase da “marine litter” . Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) la maggior arte dei rifiuti marini  (circa il 95%) è composto da plastica .  A livello mondiale si stima che, entro il 2025, negli Oceani sarà presente circa una tonnellata di plastica ogni tre tonnellate di pesci. Un  problema che diventa ancora più grave in un bacino semichiuso come  il Mediterraneo dove la percentuale di plastica è pari al 95%, e sono presenti 1,25 milioni di frammenti per chilometro quadrato, una quantità quasi quattro volte superiore a quella registrata nell’isola di plastica del Pacifico settentrionale.   Secondo il wwf,  nel “Mare nostrum” finiscono ogni minuto più di 33mila bottigliette di plastica, per un totale annuo di 570mila tonnellate. Una cifra enorme che, entro il 2050 è destinata a quadruplicarsi. In Italia la situazione più critica si registra a Venezia e sulle coste vicine al Delta del Po.  Il Mare Nostrum deve anche fare i conti con lo sfruttamento ittico,  con il 62% degli stock ittici ormai al collasso. Inoltre,  ogni anno, circa 230mila tonnellate di pesce vengono scartate (quasi il 18% del totale) perché nelle  reti finiscono accidentalmente anche diverse specie a rischio di estinzione come tartarughe marine, squali, razze, uccelli marini e mammiferi marini.  E poi ci sono i cambiamenti climatici: secondo diversi studi, un aumento di 2 gradi centigradi della temperatura globale, il massimo consentito dall’accordo di Parigi sul clima,  nel   Mediterraneo  metterebbe a rischio  quasi il 30% delle specie.  L’innalzamento delle temperature provoca anche un rapido innalzamento del livello del mar Mediterraneo, che potrebbe comportare la scomparsa di migliaia di chilometri di coste. Insomma, il Mare Nostrum non è messo molto bene, ma la sua “ripresa” dipende anche dai nostri comportamenti . Non credete sia ora di mettercela tutta?

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La Zitella
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Elisabetta Colombo è una giornalista professionista con una lunga esperienza maturata su più fronti: ha collaborato con diversi femminili, con riviste di architettura e di economia, si occupa di arte e di viaggi. Lavora per un quotidiano, ma la curiosità la spinge sempre verso nuovi campi da esplorare. E quindi perché non un blog, dove raccontare, raccontarsi e aprirsi a inedite conversazioni?

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