A cena da Cracco con il figlio

craccoMia mamma dice che li vizio e poi non mi devo lamentare se non mi ascoltano, perché in una certa misura me la sono cercata. Che dire? Sui miei figli ha ragione, come su altre cose, del resto, che realizzo a scoppio ritardato.
Comunque ieri, la mia cucciola è partita per la gita scolastica, non “viaggio d’istruzione”, per carità, e sono rimasta sola con il mio ometto. Che, sempre sul pezzo come la sua mamma, mi propone: “visto che non c’è Clara e siamo liberi dagli impedimenti della sua dieta, perché non andiamo a cena da Cracco? Sai, ho letto della polemica sulla sua pizza, la vorrei provare!”
Sul momento ho fatto un bel sorriso, senza dare troppo peso alla proposta, anche se stravedo per questo nanerottolo così informato. Nella tarda mattinata però, mi sono detta che forse valeva la pena di accontentarlo, anche se ho una sorta di allergia per le star della tv. Non è che io voglia essere snob, ma insomma, non sceglierei mai il locale di una stella televisiva. E poi Cracco mi infastidisce perché, come molti uomini, con il tempo è migliorato, mentre io, cavolo, come molte donne, con il passare degli anni ho bisogno di una crescente manutenzione.
Va bè, allora mi metto a smanettare e scopro che in Galleria il nostro bel Cracco gestisce ristorante e caffè – bistrot, per il quale non serve la prenotazione. Così quando mio figlio esce da scuola decidiamo di provare: se c’è posto andiamo, altrimenti ripieghiamo su qualcosa di diverso ma sempre in centro.
Ci facciamo belli, arriviamo in Galleria e dopo una decina di minuti di coda ci accomodiamo. Il mio Ettorino, dodici anni, è molto emozionato: ordiniamo un primo a testa, più una cotoletta per lui, un calice di prosecco per me, una Coca per lui. Tutto bene, ma… oltre cinquanta minuti di attesa per la pasta. Il maitre si accorge che mio figlio ha fame ed è stanco e ci avvisa che i nostri piatti sono in preparazione, dicendosi dispiaciuto. Dai, almeno è stato carino!
Certo, quando le portate arrivano capisco subito che meritano: mangiamo ottimi prodotti, cucinati bene, impiattati in maniera elegante. Peccato davvero per l’attesa, penso. Ettore mi chiede se possiamo fare la scarpetta, nonostante la cornice così elegante. E io gli do il là, perché sarebbe un delitto lasciare dei sughetti così invitanti. Poi arriva la cotoletta per il mio piccolo cavaliere e anche quella è ottima: panatura croccante, su una carne molto alta ma al tempo stesso morbida e ben cotta. Ettore la promuove a pieni voti, con il “diesci” dei meme su Alessandro Borghese.
Il maître invita quindi il mio cucciolo a scegliere qualcosa al banco dei dolci: Ettore chiede se l’attesa è lunga e gli viene assicurato che basteranno due minuti. Prendiamo entrambi un ottimo dolce e siamo pronti per tornare a casa. Il conto? 85 euro, che onestamente ci stanno tutti, per qualità del cibo e cornice d’eccezione. Del resto, parlando con la Zitella, nessuno grida allo scandalo per jeans da oltre 200 euro da Dolce & Gabbana, no? E a tavola il concetto è più o meno lo stesso. L’unico neo, appunto, l’attesa…
Però stamattina mio figlio nell’andare a scuola mi chiede: “ma posso dirlo ai miei amici e a qualche prof che abbiamo cenato da Cracco o faccio la figura dello sbruffone?” Non male, vero, il mio fanciullo

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La Bella
La Bella

Stefania Romani, giornalista e storico dell’arte, segue da anni mostre e restauri per prestigiose testate e femminili. Con un occhio di riguardo per il turismo culturale e le destinazioni italiane. Scrive anche per un quotidiano on line. E ama le confidenze, le chiacchiere, il confronto, anche serrato, su tutto. Meglio ancora, di fronte a un bicchiere di vino. Perciò, perché non provare a farlo anche in rete?

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