Basta con i souvenir rubati alla natura

IS-ARUTAS-6-640x480Isole di plastica negli oceani, catastrofi naturali, animali in via d’estinzione: cosa abbiamo fatto al nostro pianeta? Vogliamo smetterla e consegnare alle generazioni future un mondo ancora vivibile?  Pensiamoci quando in vacanza saremo tentati dalla voglia  di portarci a casa un souvenir naturale come le sabbie colorate, le conchiglie o, peggio qualche esemplare di animale raro nascosto in valigia.  Perché se lo facciamo commettiamo un reato e soprattutto rischiamo di  compromettere l’equilibrio di un delicato ecosistema .  Ogni estate qualcuno cerca di   raccogliere qualche pietra dalla preziosa spiaggia di quarzo rosa Is Arutas, sulla costa del Sinis,  detta la spiaggia dei chicchi di riso perchè composta da minuscole pietruzze, per non parlare del commercio d’avorio in Africa,  o quello dei cavallucci di mare che sono  utilizzati dalla medicina tradizionale cinese o messi i qualche acquario. E poi c’è che pensa di portarsi a casa cuccioli di boa, di coccodrilli, di iguana, quelli che poi , una volta adulti se ne vanno in giro per le nostre città seminando il panico. Un traffico da 20 miliardi di dollari l’anno. Per dare qualche alto numero: ogni anno  20.000 elefanti vengono uccisi per le loro zanne  e quasi 3 rinoceronti al giorno muoiono per il loro corno.  A marzo di quest’anno le maggiori società di hi-tech, social media ed e-commerce hanno unito le forze con Google e il WWF per rendere piattaforme ed app inutilizzabili per i trafficanti di animali, ma perché arrivare a questo punto?

Non scandalizziamoci se poi “imboschiamo” qualche souvenir illecito. Pensiamo al danno che stiamo facendo e accontentiamoci di una bella foto o, meglio ancora, di un bel ricordo!

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La Zitella
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Elisabetta Colombo è una giornalista professionista con una lunga esperienza maturata su più fronti: ha collaborato con diversi femminili, con riviste di architettura e di economia, si occupa di arte e di viaggi. Lavora per un quotidiano, ma la curiosità la spinge sempre verso nuovi campi da esplorare. E quindi perché non un blog, dove raccontare, raccontarsi e aprirsi a inedite conversazioni?

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