Buttate le spugnette da cucina!

spugnette da cucinaQuando ho letto la notizia ho lasciato il computer, mi sono precipitata in cucina e le ho buttate! Cosa? le spugnette da cucina! Io ne tengo due, una per piatti e stoviglie e un’altra per pulire le superfici e che fossero piene di batteri , beh quello lo sapevo. C’è però un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports e ripreso nientemeno che da Science che fa drizzare i capelli! Le spugnette sarebbero infatti una delle cose più sporche che si possano tenere in casa, popolate da oltre 50 miliardi di microrganismi per ogni centimetro cubo, cioè ben 7 volte la popolazione mondiale, con una flora paragonabile a quella delle feci. Sì, lo so cosa state pensando: cosa passa per la testa della Zitella? Perché mi rovina le vacanze? Questo non è un argomento estivo! Se non siete ancora partite le butterete prima di chiudere casa e se siete già in vacanza non vedrete l’ora di tornare per buttarle. E fate bene perché tra i miliardi di batteri ospitati ci sono anche i parenti stretti di quelli che causano polmonite e meningite.

Il gruppo di studio, di cui fa parte anche un italiano, ha mappato il Dna di 14 spugnette usate, concludendo che sono veri e propri serbatoi di microrganismi, che poi spargono attraverso mani e cibo.

Tralascio l’elenco di tutti i batteri e le possibili malattie che ne deriverebbero. E sappiate che non serve metterle nel microonde per sterilizzarle, perché quelle trattate in questo modo sono anche peggio: i batteri più pericolosi sono più resistenti e tendono a ricolonizzare gli ambienti da cui sono stati cacciati, come succede nell’intestino dopo un trattamento antibiotico.

La soluzione è semplice: cambiare le spugne almeno una volta la settimana!

 

 

About Author

La Zitella
La Zitella

Elisabetta Colombo è una giornalista professionista con una lunga esperienza maturata su più fronti: ha collaborato con diversi femminili, con riviste di architettura e di economia, si occupa di arte e di viaggi. Lavora per un quotidiano, ma la curiosità la spinge sempre verso nuovi campi da esplorare. E quindi perché non un blog, dove raccontare, raccontarsi e aprirsi a inedite conversazioni?

Leave a Reply