Che odiamore, la tecnologia

WhatsApp, mail, agenda elettronica, condivisioni. Ma siamo sicuri che tutte le declinazioni della tecnologia ci aiutino? Forse sì, basta non farsi travolgere. 

Bella

Doveva servire solo a telefonare. Poi a scaricare le mail, per essere sempre raggiungibile se ti commissionano qualcosa da fare in tempo reale, poi ad avere una vita sociale attraverso WhatsApp. Perché senza quello sei tagliata fuori dai gruppi mamme per la classe di lui, di lei, per il catechismo, il nuoto e l’hip hop. E già che ci siamo, con il nostro caro telefonino, scattiamo foto magnifiche, facciamo filmatini, file audio. Aiutare, aiuta, per carità. Però se si blocca, magari perché la memoria è piena ma non capisci dove si è riempita e dove svuotarla, sei davvero fuori dal mondo. Allora, guardando la scritta “alcune funzioni di sistema potrebbero non…” ti chiedi: ma vent’anni fa? Se uscivi di casa, ti ritracciava solo la polizia e nessuno moriva. Beh, in effetti… però adesso non è “vent’anni fa”. E chi ti manda una mail si aspetta la risposta in tempo reale, se tua mamma non ti trova chiama altre venti persone e fa un casino, se non rispondi a un WhatsApp, vedendo l’ultimo accesso pensano che tu sia malata. Quindi, per arginare il panico, aspetti che il tuo piccolo ti dia una mano. Perché è facile che riesca a risolvere il problema e, a differenze del marito, ti dà della giurassica sorridendo innamorato.

La Bella 

Zitella

L’altro giorno avevo un appuntamento ma c’è stato un equivoco tra data e orario.  La persona che dovevo incontrare mi ha detto: “Ma tu che agenda elettronica hai?” Agenda elettronica? No no, io vado di testa! O al massimo con la classica agenda. Ergo: non sono un granché tecnologica, che non vuol dire che non sia a favore della tecnologia ma semplicemente che la tecnologia non appartiene al mio mondo. A me piace ancora scrivere le lettere a mano, mi piace riempirmi la casa di post-it colorati, segnarmi i compleanni in agenda (cartacea) e cercare di ricordarmi i numeri di telefono a memoria. Dal mio telefonino ho tolto anche le mail: non volevo diventare schiava delle mail in arrivo. Ma li vedete i tizi di ogni età e ceto sociale, sugli autobus o sulla metro? Entrano a testa bassa e a testa bassa escono: stanno sempre con la mano sul telefonino.  O, tutt’ al più, parlano a voce alta, raccontando tutti i cavoli loro all’intera carrozza. Il telefonino è e deve essere un oggetto semplice e serve per comunicare: una telefonata che puoi fare anche da fuori casa, un messaggio per dire qualcosa di utile. Fine. Questo è il mio telefonino. Per tutto il resto (divorzi, malattie, pettegolezzi, etc) c’è il telefono di casa o il telefonino, ma usato tra le mura domestiche. La privacy è sacra soprattutto per rispetto degli altri che non sono obbligati ad ascoltare tutti i miei problemi.

Ecco, ho appena telefonato a mia sorella: vive all’estero e ha un numero a 15 cifre che ricordo perfettamente a memoria dato che lo compongo sulla tastiera.  E invece dei numeri che ho sulla rubrica del telefonino ne ricordo un paio o giù di lì. La tecnologia semplifica, a volte anche troppo.  E spesso a scapito della memoria che invece io vorrei conservare.  Per questo il mio motto, a proposito dei tecnologici compulsivi è: “Mantenere le distanze”.

La  Zitella 

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Bella&Zitella

Colleghe e amiche, Elisabetta e Stefania, una single, l’altra mamma, si ritrovano spesso a parlare delle loro vite; della famiglia, impegnativa; degli uomini, che alla fine non ci puoi contare più di tanto; delle serate, beata te che se sei stanca non devi preoccuparti di nessuno; del futuro, tu almeno hai una famiglia io non ho nessuno… In ogni caso della quotidianità, che poi, da qualsiasi parte la si guardi, rimane quella che è. PS: i nomi sono in ordine alfabetico…….

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