Come ci ha reso la pandemia? Più brutte…

Come ci ha reso la pandemia? Più brutte…

Naturalmente, la sottoscritta è la prima della lista, parlando delle diversamente belle, o meglio delle brutte. Oddio, non è che mi sia lasciata andare completamente, perché da quando è scoppiata la pandemia ho sempre fatto il ritocchino alla ricrescita con le tinte prese al supermercato e mi sono sempre curata la pelle con creme e cremine, ma quando mi specchio ho l’impressione di aver preso di botto qualcosa come dieci anni. Non so, ma mi sembra di avere delle brutte pieghe attorno alla bocca, delle rughe d’espressione che prima, fino a qualche mese fa, non avevo. E la sensazione è quella di una stanchezza indifferenziata che si spalma ovunque.

Bè, messa così la faccenda non mi sorprende di certo: ho vissuto un periodo pesante, a tratti pesantissimo, che ha lasciato dei segni. Ma quello che mi turba è il fatto di ritrovare gli stessi segni di stanchezza anche nelle altre persone, soprattutto nelle donne, che hanno avuto sulle spalle una montagna di incombenze, fra figli a casa, pasti da preparare, faccende domestiche, gestione della didattica della prole, smart working o necessità di inventarsi un nuovo lavoro.

L’altro giorno, quando ho avuto la riunione di classe di mia figlia, naturalmente a distanza, ho “rincontrato” alcune mamme che non incrocio da tre mesi. E ho rivisto in loro la mia immagine riflessa: non posso definirle brutte, perché sarebbe ingiusto, quindi questo aggettivo così lusinghiero lo tengo per me, ma stanche, segnate, provate. E ho sentito una tristezza sconfinata. Spero di essermi sbagliata, ovvio. Ma se invece ci avessi visto giusto, spero che ci riprendiamo tutte, al più presto. Con un “in bocca al lupo” collettivo. Ne abbiamo bisogno e anche tanto.

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