Corse, lavoro e contrattempi. Uffa, quasi piango

20161219_161928-1-300-x-235“Notiziona, richiamami subito”. Così mi scrive la mia socia, via WhatsApp, dopo due chiamate a cui non rispondo. In effetti non potevo proprio rispondere, davvero. Ma il tono mi incuriosisce. Chiudo il mio appuntamento, la richiamo immediatamente e sento che sbraita, è più concitata del solito: diciamo che abbiamo un’opportunità molto, ma molto interessante per promuovere il nostro lavoro, quello che abbiamo in comune, la nostra creatura, insomma il blog. Dobbiamo partire per Roma e stare via un giorno intero, il lunedì che precede Natale. Ed è venerdì, attorno all’ora di pranzo.
Mi sento trafelata solo all’idea. Già la settimana si profilava impegnativa, ora mi si delinea il caos totale: pezzi da consegnare in anticipo prima delle feste, con annessa ricerca iconografica, più saluti, brindisi, recite natalizie di entrambi i figli. Senza contare che il fine settimana lo passerò da sola con i miei cuccioli. Che devono fare i compiti e preparare dei lavoretti.
Così mi “tiro il collo” per organizzare come si deve lavoro e non: preparo le scalette dei pezzi da scrivere in settimana, mettendole in bozza, pronte da spedire; seleziono le foto delle destinazioni proposte, sperando che vengano approvate al volo; metto da parte gli abiti delle recite per entrambi, con annessi come cravatta e papillon; faccio il mio bagaglio con criterio intelligente, ovvero infilandoci di tutto e di più, con i gioielli abbinati ai due cambi d’abito, più trucchi e necessario per il parrucco. E nel trolley aggiungo pc, blocco degli appunti, giornali da consultare, ricette per prenotare un paio di visite dei miei figli.
Ma ho un problema: il bancomat non mi va, ho venti euro in tutto. Però sono relativamente tranquilla, con i biglietti del treno pagati, la Zitella che mi offrirà un bel “pranzo di lavoro”, il biglietto della metro pronto nel portafogli.
Il lunedì mattina corro per essere a scuola un po’ più presto del solito: lascio i miei “veri capi” in fondo alle scale, mi precipito alla macchina, cerco parcheggio vicino alla stazione della metro, cammino spedita e arrivo al binario. Bè, mancano tre quarti d’ora alla partenza, sono in perfetto orario sulla tabella di marcia. Sospiro. Poi noto un assembramento, una calca che mi preoccupa: annunciano la sospensione del servizio, proprio sulla mia tratta, proprio nella direzione che devo prendere io, per un “malore” di un passeggero.
No, adesso il malore viene a me! Tento di mantenere i nervi saldi, mi attacco al telefono e chiamo un taxi, facendo attenzione a dare un indirizzo appena più in là della fermata, altrimenti nessuno accetta la prenotazione. Prenotato, al volo. Bene, ragiono ancora. Ma mi balena il ricordo dei venti euro e mi sento travolgere da un’ondata di panico: se non bastano? Chiamo la Zitella dicendo che potrei non farcela a prendere il treno, chiamo mio marito ripetendo la stessa cosa. Arriva il taxi. Dico “Centrale per favore”, con tono professionale, sicuro, milanese, direi, da donna che non ha tempo da perdere. Entro, mi siedo e scoppio a piangere, così, come una cretina, raccontando dei venti euro, che potrebbero non bastare, dell’opportunità romana che vedo sfumare, del fatto che mi sono riusciti male i codini di mia figlia, quindi rischio di averla mandata a scuola spettinata per niente. E poi racconto di quanto abbia corso nel weekend, di quanto abbia lavorato, per portarmi avanti, forse inutilmente. Devo far pena, tanta pena, perché quel poveraccio del tassista mi rassicura, sui tempi d’arrivo in stazione e sui soldi. Poi cerca persino di essere carino, mi offre una caramella, mi dice che di certo andrà tutto bene, anche nel lavoro. Arriviamo in Centrale. Scendo, con ben cinque euro tondi di resto. Mi dico che questa figura barbina mi mancava: ecco, adesso ne posso raccontare una in più. Ma chi se ne frega? Mi sono sfogata e sto meglio, decisamente: pronta, pimpante, via! Roma, attenzione, Bella e Zitella stanno arrivando…

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La Bella
La Bella

Stefania Romani, giornalista e storico dell’arte, segue da anni mostre e restauri per prestigiose testate e femminili. Con un occhio di riguardo per il turismo culturale e le destinazioni italiane. Scrive anche per un quotidiano on line. E ama le confidenze, le chiacchiere, il confronto, anche serrato, su tutto. Meglio ancora, di fronte a un bicchiere di vino. Perciò, perché non provare a farlo anche in rete?

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