E poi si stupiscono dei “no vax”

novaxPremetto che non ho nessuna simpatia per chi vive con l’elmetto in testa e un’unica certezza: quella di avere in tasca la verità assoluta. Insomma, giro alla larga da gruppi come i “no vax”, che sono fra l’altro portatori di rara spocchia. Però, quando ti capita di sentirti male, di rivolgerti a un medico di base o a uno specialista, che non ti fa nemmeno finire una frase, nello specifico quella con cui avresti dovuto spiegare le ragioni del tuo malessere, e ti liquida con sufficienza, con il classico sopracciglio alzato, allora, qualche domanda te la poni.
Certo tendenzialmente ci dovrebbe essere un approccio fiducioso nei confronti del medico. Immagino sia antipatico, per chi ha una laurea in medicina ed esercita da anni, trovarsi di fronte qualcuno con la convinzione di aver già fatto la diagnosi giusta su se stesso e di avere quindi trovato il rimedio. Se poi il galletto di turno capita alle sette di sera, magari dopo che uno ha visto un tot di dementi nell’arco della giornata, si può capire.
Rimane tuttavia il fatto che un dottore dovrebbe, almeno con il tempo, saper prendere le misure: la parola di uno che gli dice “ho visto in rete” e la parola di una che cita, per dire, il sito ufficiale dell’Oms, non hanno proprio lo stesso peso specifico. Il medico è, o meglio dovrebbe essere, un po’ come il preside o l’insegnante dei tuoi figli: se vai a rompere tutti i giorni due volte al giorno, ovvio che poi non dia credibilità a quello che dici, no? Ma se inquadri una situazione giusto quando serve…
Comunque ecco la ragione della mia incazzatura quotidiana: stamattina vado dalla ginecologa, mi siedo ed estraggo dalla borsa il mio amato quadernetto degli appunti, su cui mi ero segnata i sintomi che mi affliggono e che stanno seriamente minando la qualità della mia vita.
Il mio interlocutore alza il sopracciglio, riservandomi l’espressione che di solito io riservo ai testimoni di Geova e ai “no vax”. Fiuto l’aria che tira e mi porto avanti: “me li sono segnati per essere sicura di riferirle tutto, di non dimenticare nulla, del resto ognuno ha le sue deformazioni professionali e io scrivo…”
Niente, non un cenno di sorriso, di empatia. Zero assoluto. Già infastidita. E in modo palpabile. E io, che mi sento scambiata per la povera esaurita che si fa le diagnosi su Google, inizio a incazzarmi: il fiume carsico dell’incazzatura si va gonfiando in modo esponenziale, anche se cerco di tenerlo sotto controllo.
Elenco tre voci, ma non mi fa finire in modo articolato nessuna delle tre. Dice “impossibile che lei abbia questi malesseri con la pillola che prende”. Già, peccato che io li abbia, eccome: preferirei spendere il mio tempo e i miei soldi in un aperitivo con le amiche, piuttosto che andare da lei a millantare!
A me sembra evidente, a lei, immagino, non proprio.
Vorrei spiegare gli altri sintomi che mi sono diligentemente appuntata, ma non se ne parla proprio, il medico non mi dà nemmeno l’opportunità di spiegarli. Allora le dico: “però, per favore, almeno mi ascolti, non mi dica in automatico che sono solo depressa, cosa che peraltro mi sento ripetere da vent’anni!”
Niente, non c’è verso. Mi alzo per andarmene e mi dice: “non l’ho nemmeno visitata, abbiamo solo parlato, passi in accettazione per farsi rimborsare la visita, pagherà la prossima”. E io penso che col cazzo che ce ne sarà una prossima: vengo ancora a farmi dare dell’esaurita? Lo può fare anche mio marito, gratis e quotidianamente.
Penso che non mi ha visitato, ha detto che potrei avere la pressione alta ma senza provarmela e dice che abbiamo parlato: parlato? No, in realtà io ho cercato di parlare, lei non ha ascoltato una beata fava, signora mia!
Allora mi sono chiesta: senza fare del qualunquismo, come quelli che hanno attribuito alla Boldrini dieci sorelle tutte stipendiate a 9mila euro al mese, ma cavolo, poi i medici si stupiscono se dilagano le teorie “no vax”? Ma davvero non sarebbe meglio facessero, non dico l’esame di coscienza, che ha una connotazione da Libro Cuore, ma un minimo di autocritica? Boh, forse sta diventando un esercizio troppo raro. No?

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La Bella
La Bella

Stefania Romani, giornalista e storico dell’arte, segue da anni mostre e restauri per prestigiose testate e femminili. Con un occhio di riguardo per il turismo culturale e le destinazioni italiane. Scrive anche per un quotidiano on line. E ama le confidenze, le chiacchiere, il confronto, anche serrato, su tutto. Meglio ancora, di fronte a un bicchiere di vino. Perciò, perché non provare a farlo anche in rete?

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