I disastri estetici del lockdown

I disastri estetici del lockdown

Visto che gli altri sono troppo gravi, meglio passare oltre, focalizzandosi solo sui disastri legati alla bellezza. Che nelle settimane di isolamento forzato è stata messa a dura prova.

Qualche esempio? I miei capelli, con i quali sono fissata, assomigliano a quelli della Signorina Silvani di Fantozzi, nonostante abbia cercato di arginare i danni da ricrescita con le tinte fai da te. Ai baffetti, peraltro celati dalla mascherina d’ordinanza, ho tentato di ovviare con le strisce depilatorie prese al supermercato, le sopracciglia sono regolate a caso, perché se tolgo gli occhiali non vedo i peli, se tengo i fanali i peletti spariscono sotto la montatura, mentre le mani, un tempo un gioiellino con gli smalti abbinati ai look, ora sono secchissime a furia di essere strofinate. Insomma, disastri su disastri. Tutto qui? Non proprio, perché il marito, che per una serie di ragioni è stato solo nella casa milanese per tre settimane, ha appeso tutti i quadri che ha trovato accatastati nello sgabuzzino, riempiendo talmente tanto le pareti di casa da far esclamare al figlio, quattordici anni, “papà, ma non è too much?”

Ecco, visto che si profilano ben altre preoccupazioni, su questo e altri disastri meglio fare una risata.

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