La quotidianità nella zona gialla

La quotidianità nella zona gialla

Ringraziando il cielo, e non faccio dello spirito, non siamo in zona rossa. Ma siamo pur sempre a Milano, quindi, diciamo, il colore della nostra condizione vira verso il giallo.

In settimana siamo tappati in casa io e il figlio: la femmina, per carnevale, aveva già previsto, e programmato, una vacanza dalla nonna e dalla zia, quindi è nel mio paesino d’origine, nella profonda provincia mantovana. Il consorte è come sempre non pervenuto durante i giorni lavorativi, perciò a Milano siamo rimasti Ettore, quattordici anni, ed io. Tutto bene? Certo, non fosse che lui è a casa da scuola, per l’ordinanza di Regione Lombardia, legata al contenimento del contagio da Coronavirus. E quindi, vive con me h24.

Certo, la giornata è lunga: per un po’ studia, e mi ripete i paradigmi dei verdi di latino, poi mi racconta qualcosa di mitologia. Dopo un po’ legge qualche fantasy, qualcosa in inglese, di non ricordo cosa, fa una partita alla PS4, quindi leggiucchia le news sul coronavirus, o Covid-19, come mi specifica, senza peraltro esserne preoccupa. Poi? Vuole vedere un film con me, ma il braccio di ferro per la scelta di un titolo diventa sempre impegnativo, perché io parto da qualcosa di romantico e lui da qualcosa di fracassone, per arrivare a The arrival, una pellicola di fantascienza. Nel mezzo però, visti i tempi dilatati, discutiamo su chi sia il parente giusto a I soliti ignoti, ospiti di Amadeus, sistemiamo una libreria nuova, mettiamo in un sacco giochi e oggetti ormai “superati”, da girare a qualcun altro. Bè, tutto sommato non è niente male, se non fosse per la dieta, che farà crescere lui in altezza e la sottoscritta nel girovita. Perché con il tè delle cinque ci concediamo un biscottino, con il caffè un cioccolatino, con la cena un bicchiere di vino, che lui assaggia e io bevo. Non so, se le scuole rimangono chiuse un’altra settimana rischio di rotolare…

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