La routine stronca il matrimonio, anche gay

gay matrimonio (275 x 183)Non c’è storia, il matrimonio è sempre il matrimonio, e prima o poi va in crisi. E quelli tra gay non sono certo più solidi: aumentano le richieste di divorzio tra persone dello stesso sesso, ovviamente nei Paesi in cui le nozze omosessuali sono state legalizzate da un po’.
In Francia,  a tre anni dall’approvazione del ‘Mariage pour tous’, stanno crescendo le richieste di divorzio, segno che sono già numerosi i matrimoni in crisi. Altro che settimo anno! E per gli avvocati sta per diventare un business, tanto che qualcuno ha già scelto di specializzarsi nel ramo. E lo stesso succede, per esempio in Brasile, dove le nozze gay sono realtà da qualche anno.
Quello che sembra certo è che i divorzi tra gay hanno uno scarso livello conflittuale. Forse perché non c’è il meccanismo “moglie più dedita alla famiglia, meno in carriera e quindi economicamente più debole”.
Certo, in alcuni casi ci sono i figli, o nati da precedenti relazioni etero, o fortemente voluti nella nuova coppia, con modalità che vanno dalle inseminazioni artificiali, agli uteri in affitto alla adozioni. E su questo evitiamo di aprire la parentesi.
Quel che è certo è che, come confermano gli avvocati “Sono coppie non necessariamente giovani ma assai recenti e immature, hanno adorato potersi sposare in pompa magna, ora però detestano la routine. Oppure sono vecchi compagni già in rotta che pensavano di ravvivare la fiamma ufficializzando il rapporto”. Etero o no, i problemi delle coppie sono sempre gli stessi.

E allora, dico, se la sono proprio cercata: tanto hanno fatto e brigato per avere il matrimonio e adesso scoprono che la routine uccide l’amore. Non bastava l’esempio dei matrimoni etero?

 

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La Zitella
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Elisabetta Colombo è una giornalista professionista con una lunga esperienza maturata su più fronti: ha collaborato con diversi femminili, con riviste di architettura e di economia, si occupa di arte e di viaggi. Lavora per un quotidiano, ma la curiosità la spinge sempre verso nuovi campi da esplorare. E quindi perché non un blog, dove raccontare, raccontarsi e aprirsi a inedite conversazioni?

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