Le sliding doors della vita

Le sliding doors della vita

Ieri sera ho rivisto Sliding Doors; di solito detesto riguardare in tv i film che ho visto al cinema perché non sono quel tipo di persona che adora rivedere le scene o risentire le battute. Io, se “so come va a finire” non mi diverto. Per questo non avevo mai più rivisto il film da quando era uscito al cinema nel 1998; ieri sera però mi sono resa conto che non me lo ricordavo proprio come va a finire. In pratica quello che mi era rimasto in testa del film erano le due opzioni iniziali: la protagonista prende la metro al volo e scopre il fidanzato con un’altra, la protagonista perde la metro e continua a vivere  tra bugie e sotterfugi. E poi?

Insomma, l’ho rivisto, ripensando ovviamente, a tutte le mie sliding doors, che dal 1998 ad oggi sono considerevolmente aumentate. Dài, ognuna di noi ha le sue sliding doors, quei “se avessi fatto”, “se avessi detto” “se avessi deciso” se mi fosse successo”. Quante volte abbiamo immaginato la nostra vita ripartendo da un se? Non so voi ma io sì, lo ammetto, l’ho fatto. E non parlo solo di fidanzati e compagni, ma anche di lavoro, di amicizie, di occasioni, di incontri.

Però il finale del film, che mi ero completamente dimenticata, mi ha lasciato di sasso: in pratica la scena dell’ascensore, in cui lei perde l’orecchino e un bel ragazzo glielo raccoglie, si ripropone in un altro contesto, dopo che lei ha finalmente scoperto che il fidanzato è fedifrago e ha finalmente deciso di mollarlo.

E allora? Allora qui siamo nell’ambito del destino: quell’incontro era evidentemente nel suo destino e quindi, pur percorrendo strade diverse, la vita l’ha riportata a quell’incontro, o, almeno, questa è la mia interpretazione. Quindi questo significa che i se non contano nulla? Che se c’è qualcosa nel nostro destino arriva comunque, indipendentemente dalle scelte che facciamo? Che le sliding doors in realtà cambiano i percorsi ma non le conclusioni?

Ecco, non ci ho dormito tutta la notte. E voi come la pensate?  

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