L’Expo ci mette a dieta

dieta 1Una settimana di eventi dedicati alla dieta Mediterranea: convegni, incontri, serate e ricette avranno come protagonista il modello alimentare mediterraneo, salutare per l’uomo ma anche per l’ambiente. Succede all’Expo, luogo ideale per coniugare salute, sostenibilità, educazione, condivisione. Già, perché la dieta mediterranea è tra i patrimoni culturali dell’Unesco. Era il 2007, quando Italia, Spagna, Marocco e Grecia chiesero all’UNESCO di iscriverla nella Lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità, ma la richiesta fu bocciata. L’anno successivo, l’Italia ripropose la candidatura e ci vollero due anni per ottenere il riconoscimento, sancito a Nairobi, in Kenya, dopo un lungo convegno internazionale. L’Unesco ha iscritto la dieta Mediterranea nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, riconoscendola patrimonio appartenente a Italia, Marocco, Grecia e Spagna. Nel novembre 2013 il riconoscimento è stato esteso a Cipro, Croazia, e Portogallo. Il termine “dieta” si riferisce all’etimo greco “stile di vita”, cioè all’insieme delle pratiche, delle espressioni, delle conoscenze, delle abilità, dei saperi e degli spazi culturali con i quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una sintesi tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al mangiare. Un insieme di abitudini alimentari che si sono consolidate nei secoli e sono rimaste inalterate fino al boom economico degli anni ’50 : la dieta Mediterranea poggia sul consumo di pasta, verdure, legumi, frutta fresca e frutta secca, include il consumo moderato di pesce, carne bianca, latticini e uova, mentre il consumo di carne rossa è limitato rispetto alle diete di altre zone del mondo. L’apporto di grassi è garantito dal consumo di olio d’oliva, che contiene grassi meno nocivi di quelli animali, e anzi salutari per l’organismo.
Il successo della dieta Mediterranea si deve ad Ancel Keys (1904 – 2004), biologo e fisiologo statunitense, che, grazie ai suoi studi sulle abitudini alimentari delle popolazioni dell’Italia meridionale, diede una particolare dignità scientifica a quella che per i “nostri” popoli era semplicemente una sana abitudine. La dieta Mediterranea è stata poi divulgata attraverso la famosa rappresentazione a struttura piramidale che mette in evidenza il consumo ottimale dei cibi
A sostegno della dieta Mediterranea c’è anche la salute del pianeta, ovvero la sostenibilità: si calcola che, in media, per ottenere 100 calorie, la dieta Mediterranea provoca un impatto ambientale di circa il 60 % inferiore rispetto ad una alimentazione di tipo nordeuropeo o nordamericano. Quella Mediterranea non è semplicemente una dieta ma uno stile di vita, una vera e propria cultura. Fondata sui principi di stagionalità, che comporta una riduzione delle coltivazioni in serra e delle importazioni, e di biodiversità, che comporta la rotazione delle colture, la dieta Mediterranea è rispetto del territorio e sicurezza alimentare; è insomma un modello di dieta sostenibile, anzi è uno dei modelli alimentari più sostenibili per l’ambiente e la salute, come confermano studi scientifici. Almeno un terzo dei prodotti alimentari utilizzati dall’uomo proviene da questa regione climatica.
Rivalorizzare la dieta Mediterranea è quindi un dovere verso noi stessi e verso il mondo: non c’è nulla da inventare perché abbiamo tutto ciò che serve.
Ecco perché al cluster Biomediterraneo , cuore della settimana dedicata alla dieta, è stato presentato il progetto “La ricetta della longevità”, elaborato dal centro di ricerche MedEatResearch dell’università Suor Orsola Benincasa. E in questi giorni si parlerà di prodotti ma anche di altri aspetti della “nostra” dieta, come la convivialità: oltre a essere il regime più ecocompatibile, come dimostrato dalla Fao nel 2012, la dieta mediterranea favorisce comportamenti virtuosi che rinforzano il legame sociale.
E poi ecco il “Pane del gaio sapere”, preparato con lievito madre e farine di grano integrale e biologico, distribuito in contemporanea anche nel centro storico di Napoli.
E fra documentari e show coking anche la “Carta mediterranea dell’infanzia”, presentata dalla Campania, con le linee guida per una corretta alimentazione. Perché spetta ai giovani riappropriarsi dei sapori di casa nostra, quelli che fanno bene Numerose indagini hanno, infatti, mostrato un aumento di sovrappeso e obesità, soprattutto negli ultimi 30 anni: il 33% degli adulti italiani risulta in sovrappeso e il 10% obeso; il 22% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso e l’11% è obeso, con percentuali più alte nelle regioni del centro e del sud. Tutto ciò dipende da uno stile di vita che include comportamenti sempre più sedentari e una dieta che vede la diffusione di bevande zuccherate, energy drink e junk food. Allo stesso tempo si stanno perdendo le abitudini, le tradizioni e le conoscenze che sono il perno della dieta Mediterranea, il ritorno alla quali potrà invece ridurre l’insorgenza di nuovi casi di obesità, diabete, ipertensione, aterosclerosi e alcuni tipi di tumore.
Insomma: tutti a dieta, sì, ma che sia Mediterranea!.

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La Zitella
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Elisabetta Colombo è una giornalista professionista con una lunga esperienza maturata su più fronti: ha collaborato con diversi femminili, con riviste di architettura e di economia, si occupa di arte e di viaggi. Lavora per un quotidiano, ma la curiosità la spinge sempre verso nuovi campi da esplorare. E quindi perché non un blog, dove raccontare, raccontarsi e aprirsi a inedite conversazioni?

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