Ma quanto è figo Roman Reigns?

wwe-superstar-roman-reignsAltra seratona di wrestling live. Con l’ultimo appuntamento italiano della WWE, ovvero la World Wrestling Entertainment, la federazione statunitense che raccoglie i migliori atleti a livello internazionale. Chi mi conosce sa che i miei figli mi hanno contagiato qualche tempo fa: da allora seguiamo questa disciplina, che si arricchisce sempre di colpi di scena, coinvolgendo come una soap opera, grazie a uno story-telling ben congegnato. E chi mi conosce sa anche che ho una fissa ben poco originale, perché esco di senno ogni volta che si parla di Roman Reigns, il Mastino, il Big Dog, il magnifico “face” di origini samoane. Che peraltro fa impazzire una fetta non indifferente di pubblico femminile, scatenando ormoni come fossero farfalle in libertà, per il fisico statuario, a dir poco, gli occhioni chiari e un sorriso sornione, in un volto perfetto incorniciato da una chioma lunga di color nero corvino. Insomma, non certo il tipo con cui una sognerebbe di discutere di filosofia o di storia della fake news dalla falsa donazione di Costantino all’elezione di Hillary Clinton.
Bene, per farla breve, dopo Bologna, Milano, Padova, ieri sera eravamo a Torino, per l’ultima tappa italiana del “circo” americano. Siamo arrivati al pelo, con i nostri biglietti Platea Gold, in terza fila, ma messi in angolo, in modo tale da poter essere a bordo ring più volte, appena prima della chiusura dei match, per cercare di toccare i wrestler. I giornali cosa titolano? Che Ronda Rousey, ex atleta di arti marziali, è entrata con la maglia della Juve, facendo impazzire il pubblico, che Elias ha dato spettacolo cantando in italiano, che Rollins è stato splendido. A me interessa? Da uno a dieci direi sette. Io aspettavo solo il bel Roman e mi ero accordata coni miei figli: quando entra lui, ho io la priorità di corsa a bordo ring e vale tutto, gomitate, spintoni, pestoni di piedi, pur di arrivare. Perciò mi sono “preparata”, credendo che il fighissimo Reigns facesse un incontro a due. Quindi, quando sono entrati altri tre suoi colleghi, ero seduta tranquilla. Ma non appena è partito il suo jingle, mi sono letteralmente fiondata, incurante del muro umano di energumeni, bevitori, bestioni, ragazzi, ragazzini, che già stringeva il quadrato: mio figlio scuoteva la testa, come a dire “povera mamma, cosa la aspetta”, mia figlia sgranava gli occhi. Ma io sono andata e ho fatto leva, finalmente, sulla mia statura non proprio da vatussa. Risultato? In meno di un minuto ero a bordo ring, ma proprio sotto al mastino, sotto a quello spettacolo della natura, sotto a quel concentrato di testosterone, con i capelli bagnati, che quando agitava le chiome faceva schizzi ovunque. E pazienza se ero circondata da ascelle pezzate, che dato il mio fisico, proporzionato, per carità, ma da poco più di un metro e mezzo, erano all’altezza del mio naso. Niente, io stavo lì, attaccata alla barriera protettiva, ululante e aggrappata peggio di una scimmia, senza curarmi della security che mi diceva “adesso signora basta”, mentre io pensavo “ma davvero sono una signora? È un peccato!”
Finito una volta tornata al posto? Nemmeno per sogno! Verso la fine del match mi sono rifiondata a bordo ring, di nuovo fra l’afrore delle ascelle altrui e di nuovo incurante di tutto il resto. Volevo solo toccare Roman. Ma che sfiga, da me è passato Braun Strowman, il “puzzone” che sudava come se avesse litri e litri di scorta da buttar fuori. E io, per il divertimento dei miei figli, l’ho pure scansato. Oddio, ma che mamma sono?

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La Bella
La Bella

Stefania Romani, giornalista e storico dell’arte, segue da anni mostre e restauri per prestigiose testate e femminili. Con un occhio di riguardo per il turismo culturale e le destinazioni italiane. Scrive anche per un quotidiano on line. E ama le confidenze, le chiacchiere, il confronto, anche serrato, su tutto. Meglio ancora, di fronte a un bicchiere di vino. Perciò, perché non provare a farlo anche in rete?

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