Ma un minimo di educazione?

Ci sono temi sui quali la Bella e la Zitella sono assolutamente d’accordo. L’educazione, per esempio. Anche nelle telefonate e nelle mail. Con le dovute sfumature, ovviamente.  [full] [half flow=”start”]

BellaMa gli altri, mi chiedo, sono sempre davvero tanto occupati? Voglio dire, al punto da non rispondere, nemmeno con un cenno, a una mail di lavoro, lasciandoti così, come una cretina che, dopo anni di collaborazione / conoscenza, non merita nemmeno una risposta di due righe due? Boh, sarà, ma per me è faccenda legata all’educazione. D’accordo che uno, soprattutto in posizione apicale, possa ricevere una quantità di posta da capogiro, però, cavolo, un “preso nota ma non mi interessa, grazie”, “fatti viva fra due settimane, fatti viva fra due mesi, no anzi, fra due anni, così ne riparliamo” si potrebbe scrivere, no? Anche perché la mancata risposta mette nella posizione di inseguire, di stufare, di “stalkerare”. Il che non rientra nel mio carattere. Quindi? Uffa che scatole… cosa vuoi che faccia, non mi rimane che inseguire, scusandomi alla Fantozzi. E magari la maleducata, o la tizia sopra le righe, divento io.

Negli ambiti extra lavorativi va anche peggio. Fra chat con messaggi sgrammaticati, pieni di faccine che non capisco se stiano ridendo, piangendo, sfottendo. Uffa, però! Ma se mandassi tutti a quel paese e mi trasferissi in Islanda per sempre, lontana da tutti? Ah, non ho i soldi…

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Zitella

La fretta, si sa, è una cattiva consigliera, e in nome della fretta (e della quantità) si commettono errori imperdonabili.  Per  esempio? Per esempio venir meno alle regole di buona educazione, anche nelle comunicazioni a distanza, come quelle telefoniche e quelle via mail. Ormai sms e WhatsApp sono strumenti di lavoro ma, cavoli, fate un po’ di attenzione. L’altro giorno ho ricevuto un messaggio palesemente non diretto a me.  Ora, sbagliare  si può, ma cercare di evitarlo è un dovere, tanto più se il messaggio è personale e finisce sul telefono di qualcuno  con cui si lavora. Per non parlare di abbreviazioni, sviste e  generi affini che sono veramente… urticanti!  Ricevere un invito con errore incorporato è come ricevere uno sberleffo.  E infine le mail. Certo il tu a volte mi è anche gradito: se entro in un negozio per comprare un paio di jeans. Punto. Se ricevo una mail di lavoro mi piacerebbe un saluto, un gent.le, il mio nome con la maiuscola, e anche un’impostazione grafica adeguata. E invece c’è chi esagera con colori ed  effetti “magici” e poi ci mette l’errore ortografico e chi invece scrive tutto in maniera talmente anonima e piatta che dopo due parole non leggi più. Ah, le care vecchie lettere, quelle scritte a mano, con bella calligrafia e nessun errore. E prima di spedirla la rileggevi 10 volte. Oggi l’errore è tollerato (forse perchè si tratta di una prassi condivisa?) ma non dalla sottoscritta. Basta. Chiarezza, educazione, eleganza: qualcuno li usa ancora?

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