Mamma nordica? Ma figurati!

mammaAllora, quando si dice una mamma british, della serie “lascio che i miei cuccioli se la cavino da soli, non mi faccio coinvolgere più di tanto, del resto sono equilibrata” e via mentendo. Perché agli occhi dei figli devi, e vuoi, per inciso, essere serena, tranquilla, obiettiva, ma nello stomaco hai una sorta di bomba a orologeria. Dopotutto stiamo parlando di una questione di vita o di morte, e segnatamente della composizione delle classi delle “medie”.
Mi spiego: il mio “grandone” sta per iniziare la secondaria, in una scuola dove ci sono due sezioni, sia alle elementari che al grado successivo. E il passaggio funziona così: il suo vecchio gruppo, di cui ha fatto parte per cinque anni, viene diviso e gli alunni sono dirottati in due nuove classi, assieme a ragazzini che escono dalla “ex parallela“ e ad altri esterni. Ovvio che tutti, studenti e genitori, si siano esercitati nel toto composizione, sulla base di chissà quali criteri. Aspettando l’uscita degli elenchi, ripetevo a mio figlio che “l’importante è che siate contenti voi, siete voi che andate a scuola, non noi mamme; poi, visto che ti ritroverai con una decina di tuoi compagni, anche sul piano strettamente numerico, è impossibile che ti trovi male, almeno la metà di loro, se non di più, saranno tuoi amici, per cui puoi stare tranquillo”. E lui: “ma tu avresti delle preferenze fra le mamme? Dai, dimmi la verità! Speri che le befane siano dall’altra parte, vero?”. E io a fare, appunto, la british: “ma in effetti qualche preferenza l’avrei, però mi andrà bene tutto, siete voi che andate a scuola”.
La sera prima dell’uscita vado a dormire, imponendomi di essere nordica, come so che stanno cercando di fare altre mamme, in realtà angosciate più di me, e il mio cervello produce un incubo inedito, come un viaggio spaventoso in Norvegia. E la mattina, sempre perché voglio mantenere l’aplomb, non riesco a far colazione, bevo solo due caffè invece dei soliti cinque, nell’accompagnare la bimba al campus mi dimentico dei suoi occhiali e lascio aperto il baule dell’auto da cui sbuca il monopattino. Arrivata, saluto la mia cucciola, che non ho pettinato e sembra una strega, e mi dirigo, con calma apparente, verso la bacheca: sono così calma che fotografo le due classi prime della primaria. Poi, nell’allontanarmi, mi accorgo che non conosco nessuno fra i nominativi. Uffa, torno e rifotografo. Poi, pian piano, ci ragiono: accontentati sia il mio cucciolo che la mamma! Che sospiro di sollievo… Ma quando mi torna un barlume di ragione mi chiedo: “Stefi, ma sei scema? Sì, certo, ma a differenza di altri ne sono consapevole, me lo dico da sola e brucio tutti sul tempo. È già un bel vantaggio, no?”. E la Zitella, che ho chiamato subito, me l’ha confermato.

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La Bella
La Bella

Stefania Romani, giornalista e storico dell’arte, segue da anni mostre e restauri per prestigiose testate e femminili. Con un occhio di riguardo per il turismo culturale e le destinazioni italiane. Scrive anche per un quotidiano on line. E ama le confidenze, le chiacchiere, il confronto, anche serrato, su tutto. Meglio ancora, di fronte a un bicchiere di vino. Perciò, perché non provare a farlo anche in rete?

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