Marc Chagall, visionaria leggerezza

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Da Vitebsk a Parigi, dal ritorno in Russia all’esperienza americana fino all’approdo finale nel sud della Francia. Il viaggio di una lunga vita (1887-1985) passata attraverso due guerre, le persecuzioni dei  nazisti e l’ostilità dei sovietici, l’esilio, la morte dell’amata moglie Bella e la depressione; ma anche le  avanguardie parigine, il cubismo, le avanguardie russe, la cultura europea e quella ebraica.

E’ questo Marc Chagall, nel suo lungo percorso artistico in cui seppe accogliere diverse esperienze restando però fedele a se stesso, al suo linguaggio, alla sua visione del mondo. E così, con oltre 200 opere, parte delle quali ancora inedite e nelle collezioni degli eredi, Palazzo Reale, a Milano, celebra con una ricca  retrospettiva un grande artista, amato dal pubblico per quelle sue visioni oniriche, per i corpi sospesi, per  la fantasia sfrenata espressa in un turbinio di colori. Eppure il punto di partenza di Chagall è sempre  stata la realtà, come ha spiegato la nipote MeretMeyer, curatrice della mostra, raccontando di un uomo che ha lavorato fino a 98 anni. Una realtà che è stato il solido bagaglio per affrontare altri mondi.

Il percorso della mostra è rigorosamente cronologico, a partire dagli esordi in Russia, attraverso tutte le esperienze artistiche e private, attraverso le guerre e il dolore, che lasciarono però intatta la gioia della meraviglia, la curiosità, quel “fanciullino” che è padre della poesia in ogni sua forma artistica.

“Surrealista” lo definì André Breton, “surreale” per Apollinaire. Forse Chagall era entrambe le cose, sospeso tra visioni assurde eppure così vere, tra animali che volano e fidanzati sospesi. E fedele al messaggio della tradizione ebraica nella bidimensionalità delle figure tipica dell’iconografia dei testi sacri  illustrati. E del resto l’artista scrisse: «La mia anima è la mia patria. Vi posso entrare senza passaporto e mi sento a casa. Questa casa accoglie la mia tristezza e la mia solitudine, e non ha altre case intorno: furono distrutte durante la mia infanzia e i loro inquilini ora volano nell’aria, vivono nella mia anima».

L’INTERPRETAZIONE DEL MESSAGGIO BIBLICO

Una fede visionaria e giocosa ha portato Chagall a dedicare opere anche al messaggio biblico. E’ una vera  “chicca” la sezione della retrospettiva ospitata al Museo Diocesano (C.so di Porta Ticinese 95) dal  titolo «Marc Chagall e la Bibbia»: 60 tra dipinti, sculture e disegni ispirati al testo religioso, che  esercitò grande fascino sull’artista, culminato con la realizzazione del ciclo sul Messaggio Biblico,  negli anni Sessanta. I soggetti furono elaborati in varie occasioni, con tecniche diverse, ma il fulcro della mostra sono le 22 guaches preparatorie, inedite sino ad ora, nelle quali il tratto e il colore sono capaci di creare evocative suggestioni.  L’allestimento, realizzato attraverso la costruzione di una simbolica Arca, rievoca quella riflessione intima, frutto del rapporto tra l’artista e la Bibbia.

Marc Chagall, una retrospettiva 1908-1985 Milano, Palazzo Reale

Chagall e la Bibbia , Milano Museo Diocesano

Fino al 1° febbraio 2015

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La Zitella
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Elisabetta Colombo è una giornalista professionista con una lunga esperienza maturata su più fronti: ha collaborato con diversi femminili, con riviste di architettura e di economia, si occupa di arte e di viaggi. Lavora per un quotidiano, ma la curiosità la spinge sempre verso nuovi campi da esplorare. E quindi perché non un blog, dove raccontare, raccontarsi e aprirsi a inedite conversazioni?

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