Moda, basta con le modelle anoressiche

CURVEYFinalmente!!! E’  entrata  in vigore la tanto attesa modifica del Codice di Autodisciplina delle Comunicazione Commerciale che introduce  “il divieto di utilizzare in pubblicità immagini del corpo ispirate a modelli estetici chiaramente associabili a disturbi del comportamento alimentare nocivi per la salute”.

L’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria ha spiegato che la modifica include “in modo esplicito” il palese richiamo a “condizioni patologiche del comportamento alimentare, come l’anoressia e la bulimia”, innescandosi sulla normativa che già prevedeva in modo generico  il divieto di “rappresentazioni che possano indurre il pubblico a sottovalutare le regole di prudenza o a ridurre il senso di vigilanza e responsabilità verso i pericoli”.

Insomma, per tutto il mondo della moda un esplicito invito a smetterla con le modelle anoressiche, la cui immagine  invita le giovani a diete drastiche e dannose  esaltando la magrezza come un obiettivo irrinunciabile e perseguibile ad ogni costo, anche quello della vita. I casi sono sempre più numerosi  e anche se non è possibile dire quanto la pubblicità incida sullo stile di vita di una donna, più o meno giovane, è sicuro che l’impatto su una personalità già fragile può essere veramente devastante . Dunque ben venga la norma anche se si tratta solo di un piccolo passo: quello successivo dovrà essere l’attestazione di un medico che dichiari che le modelle (e anche i modelli) siano in buona salute.  Insomma, a decidere se la modella sia o no anoressica non potrà essere l’agente, un fotografo o un pubblicitario, ma dovrà essere , come è giusto che sia, un medico .

Intanto un passo è stato fatto e forse cominceremo a vedere immagini più vicine alla realtà delle donne . E meno male!

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La Zitella
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Elisabetta Colombo è una giornalista professionista con una lunga esperienza maturata su più fronti: ha collaborato con diversi femminili, con riviste di architettura e di economia, si occupa di arte e di viaggi. Lavora per un quotidiano, ma la curiosità la spinge sempre verso nuovi campi da esplorare. E quindi perché non un blog, dove raccontare, raccontarsi e aprirsi a inedite conversazioni?

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