Non toccatemi il caffè

moka (493 x 418)Anche questa mattina mi sono fatta le due moke di rito: una da 4 tazze e una da due, a rabbocco.

Non posso fare senza: se non ho la mia dose di caffè non carburo, non parto proprio. E allora? Direte voi. Allora c’è un giudice californiano che ha deciso che in California il caffè, come le sigarette, dovrà riportare l’etichetta che informa sul “rischio di cancro”. Magari anche quelle foto strazianti che compaiono sui pacchetti di sigarette. Ma  è possibile?

Oggetto del contendere è lʼacrilammide, una sostanza  prodotta durante le alte temperature della torrefazione e considerata cancerogena.

La disposizione del magistrato americano non è ancora definitiva e può essere contestata. L’industria del caffè si è difesa sostenendo che “è impossibile eliminare l’acrilammide senza intaccare il sapore” e che “l’esposizione alla sostanza è innocua per i consumatori”.  D’altra parte esistono numerosi studi scientifici che, al contrario, esaltano le proprietà benefiche  del caffè e quindi c’è da chiedersi come si possano conciliare le due cose.

Comunque, per farla breve, ho cominciato a preoccuparmi: ma, cavoli, sono astemia, non fumo, volete togliermi anche il caffè? Così mi sono informata e ho scoperto che noi in Europa possiamo stare tranquilli. Proprio lo scorso novembre 2017 l’Ue ha approvato un regolamento in cui si obbligano le società agroalimentari a ridurre i livelli di acrilammide in prodotti come patate, pane, biscotti, cereali, cracker e caffè. Un regolamento che dovrà essere applicato proprio a partire da questo mese. Quindi, la concentrazione della sostanza incriminata resterà ampiamente al di sotto dei valori di rischio, e, per fortuna, senza alterare il sapore del mitico caffè.

Che sospiro di sollievo!! Per festeggiare vado a farmi un caffè.

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La Zitella
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Elisabetta Colombo è una giornalista professionista con una lunga esperienza maturata su più fronti: ha collaborato con diversi femminili, con riviste di architettura e di economia, si occupa di arte e di viaggi. Lavora per un quotidiano, ma la curiosità la spinge sempre verso nuovi campi da esplorare. E quindi perché non un blog, dove raccontare, raccontarsi e aprirsi a inedite conversazioni?

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