Ordine? No, grazie, noi facciamo a modo nostro

Oggi si parla di ordine, soprattutto di quello che qualcuno vorrebbe imporre in ogni casa. Ma è giusto seguire regole dettate da altri? E poi, in casa, chi ci vive? Noi, ovviamente. La Bella e la Zitella si trovano d’accordo: ognuno deve fare a modo suo.     [full] [half flow=”start”]

BellaL’ordine va bene, ma con dei paletti ben precisi. Primo lo devo fare io, altrimenti mi destabilizza e mi fa incavolare. Perché se non trovo qualcosa dove ho la certezza di averlo lasciato, mi sento vacillare, come avessi un problema di memoria, mi sento estranea a casa mia e, oltretutto, costretta a una ricerca affannosa. Che mi fa uscire dai gangheri. Ma va’ a spiegarlo alle donne dei mestieri, sono tutte sorde, da quest’orecchio: chiedi, specifichi, precisi che non vanno spostate determinate cose, meglio lasciare tutto lì, esattamente dov’è, conta solo che sia pulito il pavimento, il resto lo faccio volentieri io, grazie, soprattutto se si parla di libri, appunti, brogliacci. Niente! I cataloghi di medioevo li ritrovi fra gli Impressionisti, i fogli di Ettore fra i giochi di Clara. Ma no, per chi ha il compito di fare le faccende, vedere tutto sgombro è il massimo. E poco importa se questo fatto procura fastidi a chi in casa ci vive.
Secondo, l’ordine non deve essere imposto, né richiesto / sollecitato da altri, perché ognuno ha i suoi criteri. Quindi a quel paese mariti, impiccioni ed erogatori di suggerimenti non richiesti. E via i manuali che spiegano come quando e perché riordinare. Io ho il mio “verso” e se per gli altri non è giusto, lo è per me. Cavolo, almeno in casa mia, potrò essere padrona e fare come mi pare, no?
Ma poi scusate, non è bella una scrivania piena di memo, post-it, appunti, agende scarabocchiate, foto, biro di tutti i colori, riviste, libri, fogli di giornale strappati qualche mese prima per ricordarsi dell’argomento tal dei tali? E una casa ordinata come un ospedale, appunto, non ricorda l’ospedale? A me le case così, senza giornali attorno, con pochi libri, con le pareti quasi spoglie, fanno venire i brividi. A me piace la mia, di casa, vissuta, piena di ricordi, di interessi, di passioni. Piena di noi, insomma.

La Bella [/half] [half flow=”end”]

Zitella L’altro giorno cercavo un foglio, uno di quelli dove io mi annoto le cose da fare, i numeri di telefono, i riferimenti di una conferenza stampa; sapete, vero, di cosa parlo? Bhè insomma, cercavo questo foglio che avevo bene in testa: mi ricordavo persino i colori delle biro e degli evidenziatori, peccato che proprio non mi ricordassi quel numero di telefono che mi serviva. E che, sapevo per certo, era su quel foglio.
Improvvisamente ho capito: avevo fatto ordine. Ecco perchè non lo trovavo più. Il meccanismo è semplice: nel disordine (o presunto tale) ognuno segue il proprio istinto e mette le cose dove gli va più a genio; nell’ordine, invece, si impone delle regole, che ovviamente non gli appartengono, e così quando è il momento della ricerca, la logica dell’archiviazione gli sfugge.
Ecco, ogni volta che faccio ordine o che ripongo qualcosa dicendomi  “lo metto qui” , finisce poi che passo giornate intere a cercare, cercare, cercare….
Uffa. E dire che su questa filosofia dell’ordine c’è chi ci campa, come quella giapponese che ha venduto non so quanti milioni di libri per insegnarci a riordinare. Ma, dico io, se proprio devo riordinare lo faccio a modo mio. E non voglio interferenze. Ora, che venga una dal Giappone a dirmi come riporre le calze, proprio è una cosa che mi irrita per principio. E ha il coraggio di dirmi che devo toglierle dal pacchetto e metterle arrotolate. Ma se io voglio tenermi un paio di collant belli intonsi nella loro confezione, dove peraltro sono scritte la marca e la taglia, che non si sa mai…, saranno, si o no, ca…voli miei?
Non parliamo poi di amici e amiche, anzi, conoscenti, perché amici così non mi piacciono, quelli che hanno le case antisettiche, tutte bianche, che dà idea di super pulito, ma poi ti guardano di sbieco se ti siedi sul divano, che hanno i bagni vuoti e lindi che entri e ti chiedi se qualche volta usano almeno il sapone o una crema, visto che non ce n’è traccia, che non hanno nulla di superfluo perchè “se ci sono troppe cose mi sento soffocare”… Ecco, non parliamone proprio: perché cercano sempre di farmi buttare via qualcosa?
Se io voglio conservare il souvenir del Lago Titicaca o tenermi le conchiglie nel bagno, scusate ma a loro, e a voi, che importa?
La Zitella [/half] [/full]

Share