Quarantena: un alfabeto di sentimenti

Quarantena: un alfabeto di sentimenti

Sono tanti i sentimenti di queste giornate spese in casa, a cercare di impegnare il tempo per non pensare a quello che succede là fuori, negli ospedali,  e soprattutto a quello che succederà dopo.

Nell’arco di 24 ore si va dal pessimismo all’ottimismo, dalla paura alla fiducia, dal sorriso al pianto. Soli con noi stessi, chi più chi meno, riscopriamo le nostre fragilità ma anche la nostra forza.  E nella sua solitaria quarantena la Zitella si è presa la briga di disegnare una mappa dei sentimenti al tempo del coronavirus, anzi un alfabeto.

A come angoscia:  quella che ci assale quando ci fermiamo a  pensare “sta accadendo davvero?”

B come bontà:  ci sentiamo tutti più buoni, nella speranza forse che gli altri siano più buoni con noi.

C come condivisione: questo incubo ci coinvolge tutti e questo ci fa sentire comunque, da un lato meno soli, dall’altro più preoccupati.

D come delusione: quella che proviamo quando il tg ci fornisce i dati dei malati…e non sono diminuiti.

E come empatia:  quella che  proviamo per i vicini di casa, che fino a ieri non salutavamo nemmeno, e che oggi,  affacciati ai balconi cantano insieme l’Inno di Mameli.

F come fiducia: quella che non possiamo abbandonare mai, quella che ci tiene su e ci fa credere che finirà.

G come gratitudine: verso i medici, gli infermieri, ma anche i commessi del supermercato, gli operatori ecologici che ritirano i rifiuti e tengono pulite le città,  i volontari che guidano le ambulanze, insomma tutti quelli che là fuori continuano a lavorare per noi.

I come irritazione: quella che ci prende quando leggiamo le fake news che girano sui social, quando ci fanno credere il meglio  o il peggio, quando ci raccontano fandonie. E quando parla Christine Lagarde.

L come libertà: quella che oggi, costretti in casa, apprezziamo come non mai. Sognando di vedere il mare, di fare la valigia, di fare una passeggiata in montagna. O anche solo di andare al cinema.

M come meraviglia: quella che proviamo guardando la natura, i fiori che sbocciano, le piante sul balcone che rinverdiscono con la primavera, gli uccellini che cantano, il sole che tramonta. Perché la natura segue il suo corso, incurante di ciò che ci accade.

N come noia: quella che ci assale quando abbiamo esaurito le serie tv, quando abbiano finito un libro , quando siamo stanchi di fare pulizie e mettere in ordine. E subito siamo costretti a inventarci qualcos’altro da fare.

O come ottimismo: quello che non ci può e non deve abbandonare, ma anche O come orgoglio, quello che abbiamo riscoperto verso il nostro Paese che forse non abbiamo mai amato abbastanza.

P come preoccupazione: quella che ci prende la sera, quando nel nostro letto pensiamo a domani.

Q  come  quarantena: una condizione che è anche un sentimento perché li contiene tutti. Necessaria, a volte drammatica, ma spesso piena di sorprese.

R come rabbia: quella che proviamo verso chi non rispetta le regole, verso chi si permette di  deriderci, verso chi ci vorrebbe vedere in ginocchio. Ma è la rabbia quella che ci rende più combattivi. Ma anche R come riconoscenza, verso tutti coloro che stanno donando  soldi, tempo e risorse per vincere questo virus.

S come sdegno: verso l’indifferenza dell’Europa, verso gli stupidi che popolano il web, verso chi sequestra  le mascherine o i respiratori.

T come tristezza: quella che si accoppia alla nostalgia della vita che facevamo fino a 10 giorni fa, senza accorgerci di quanto fosse bella.

U come umiliazione: quella che proviamo quando leggiamo dichiarazioni come quella del dottor Jessen. Ma uno che si occupa di malattie imbarazzanti può giudicare gli effetti del coronavirus?

V vulnerabilità: quella che riscopriamo ogni giorno quando ci rendiamo conto che tutto può cambiare in un attimo e che non siamo invincibili, né eterni.

Z come zelo: quello che cerchiamo di mettere nella nostra quotidianità per continuare a fare, per tenerci attivi, per guardare avanti, per credere che andrà tutto bene.

Share