Se alla mamma manca qualche rotella

cartelloBassaGiornata tesa, dentro e fuori casa. Ma alle quattro, quando i cuccioli escono da scuola, si passa, per forza di cose, a una modalità diversa. Merendina preferita, due coccole, due abbracci, breve tappa nel campo della scuola. Poi via, verso casa, dove ci aspettano un ripasso, un disegno da finire, una canzone da suonare per l’indomani. Ma strada facendo, cosa ti vediamo? Un omino, della municipalizzata tal dei tali, sta togliendo i cartelloni del wrestling, con al centro il bellissimo Roman Reigns, quel “grandissimo figo che piace da morire alla mamma”. Sotto stress fatico a filtrare, così d’impulso dico: “ma no, dai, non possiamo lasciarlo lì, è un peccato, uno spreco, un insulto. Cosa ne dite se torniamo e ci portiamo a casa un manifesto?”
Naturalmente non aspetto nemmeno la risposta, titubante ma affermativa, dei miei due capi: ho già fatto inversione, trovo il verde, passo, parcheggio, si fa per dire, con la doppia freccia accanto ai cartelloni. Orrore: l’omino ha iniziato a piegarli e sta mettendo una scarpaccia sul volto di Roman. Ma no, dai! Scendo trafelata e dico: “no, si fermi per favore, lei sta pestando il samoano più bello del mondo!” La risposta? Un’occhiata stralunata. Mi affretto a correggere il tiro, dicendo che ho in macchina i bambini, nel frattempo rossi per l’imbarazzo, grandissimi fan di wrestling, che vorrebbero mettersi in camera un poster e allora, per favore, ci piacerebbe portarne via uno. Fatto: lo ritagliamo un po’ così, alla bell’e meglio, e lo voglio mettere nel baule. Ma sono due metri per due di cartellone, oltretutto con un certo spessore dovuto agli strati di colla e alle vecchie pubblicità, quindi, visto che voglio andarmene subito, riparto con il baule in parte aperto.
cartellone2BassaBè, qui i miei figli mi fanno la ola, inneggiano alla mamma e al Roman Empire, mi scandiscono Yes Yes Yes, poi vai mimissossa, grande mimissossa, più altri cori estemporanei. E io, che so di non avere tutte le rotelle a posto, penso di aver fatto proprio bene. Davvero. Tutto sommato ci stiamo divertendo, no? Mi dico solo “speriamo che nessuno mi abbia visto, altrimenti, sai che figura, per la serissima giornalista – storico dell’arte – mamma con i figli in una scuola come si deve.”
Appena a casa facciamo numeri fantozziani per entrare in ascensore con gli zaini, le sacche delle scarpe da ginnastica, il cartellone. Finalmente al quarto piano, con il bel Roman che campeggia sul pavimento della sala, occupandone la metà, mi siedo sul divano. Uff, è fatta. Sento la vibrazione del cellulare e c’è un WhatsApp. Guardo, è di una nonna della classe di Ettore, una signora, con la esse maiuscola, sempre elegante, gentile, impeccabile. Di quelle a cui daresti “del voi”. Dice, lapidario: “avvisata polizia per furto cartellone wrestling. In arrivo assistenti sociali”
Urca, caccio un urlo da paura. Ma possibile che mi abbiano visto? Non sono al mio paesello, siamo a Milano! Poi, dopo due secondi, arriva la faccina che mi strizza l’occhio. Ormai lo sanno in parecchi, oltre ai miei figli, che non ho tutti i numeri a posto…

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La Bella
La Bella

Stefania Romani, giornalista e storico dell’arte, segue da anni mostre e restauri per prestigiose testate e femminili. Con un occhio di riguardo per il turismo culturale e le destinazioni italiane. Scrive anche per un quotidiano on line. E ama le confidenze, le chiacchiere, il confronto, anche serrato, su tutto. Meglio ancora, di fronte a un bicchiere di vino. Perciò, perché non provare a farlo anche in rete?

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