Sull’orlo di una crisi di nervi

Sull’orlo di una crisi di nervi

Certo le ricerche non fanno che confermarci quello che già sappiamo: per i genitori, ma io, che sono di parte, direi soprattutto per le mamme, il lockdown è stato pesantissimo. Anzi, fonte di stress, crolli emotivi, insonnia, crisi di nervi. Ne ho letto sul Corriere di ieri, ma ne ha trattato ampiamente anche il New York Times, secondo cui l’American Psychological Association, che ha condotto uno studio fra il 24 aprile e il 4 maggio, ha rilevato che il 69% dei genitori faceva il conto alla rovescia per la fine della scuola, mentre quasi la metà dichiarava un livello di stress alto.

Beh, non mi stupisce per nulla. Ci siamo trovati di botto chiusi in casa, con il terrore di una malattia che mai avremmo pensato potesse raggiungerci, con preoccupazioni o difficoltà, anche serie, di lavoro. E, aspetto tutt’altro che secondario, tutti assieme, h24, con i nervi a fior di pelle, in case pensate per gente che vive fuori la maggior parte della sua giornata. Il mio consorte, per dire, l’ho sempre incrociato molto di rado, mentre i miei figli hanno quasi sempre pranzato a scuola, fatto merenda prima di rientrare, studiato con amici e insegnanti. Insomma la mia casa era vuota fino al tardo pomeriggio, dovevo ingegnarmi giusto per la cena, non c’era nessuno che usava il bagno per lunghe ore, quindi tutto rimaneva pulito e in ordine o quasi. Poi? Lezioni dei figli a due metri dalla mamma, niente “aiuti” domestici, necessità di mettere in tavola dalla colazione alla cena, esigenza di inventarsi qualcosa di alternativo rispetto alle attività che di solito i cuccioli fanno con o senza amici. Insomma una maratona. Che ha favorito tante “botte di sclero”. Qualche esempio? L’angoscia delle interrogazioni in diretta dei figli, mentre io avrei dovuto concentrarmi su altro, o il senso di soffocamento quando sempre loro, i figli, ti stavano addosso di continuo e ti portavano a urlare con il collo gonfio alla Pappalardo, altro che a cantare sul balcone.

Oddio, con la fine della scuola qualcosa è migliorato, ma non è che siano proprio tutte rose e fiori: campus estivi ce ne sono pochi, costosi, ai quali diventa difficile accedere. Contattare i compagni diventa un’impresa, perché chi può ha mandato i suoi pargoli da nonni o parenti. Sulle ferie aleggiano mille dubbi legati alla sicurezza, con il rischio di spendere dei soldi per poi agitarsi e avere crisi di nervi. E su settembre? Peggio mi sento, fra ipotesi didattiche che rischiano comunque di pesare come un altro macigno su noi mamme. Quindi? Niente, meglio non pensarci e far finta di niente. So bene che non è una soluzione, ma se qualcuno ne ha, io prendo nota volentieri…

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